LA MASCHERA DI LARMO
(SI DICE…)
Si dice, si dice. Se si dice lo si può dire…si può…e, volendo, si potrebbe far seguire il “si dice” da ciò che effettivamente è stato detto. Si potrebbe dire che si dice che Amannamanna fosse stata una donna bellissima. Si dice anche che vivesse sola nel bosco.
Si dice che nessun abitante della regione osasse avventurarsi in quella selva buia e tetra. Men che meno di notte.
Si dice che Amannamanna un giorno, tanto, ma tanto tempo fa, avesse ucciso un guerriero per impossessarsi della ricca armatura, delle preziose lame e di una maschera terrificante: uno di quei spaventosi simulacri che alcuni guerrieri indossano per terrorizzare i nemici. La maschera rappresentava Larmo, il diavolo triste. Amannamanna la utilizzò per consumare altri delitti. Le vittime erano prevalentemente uomini che ritornavano dai campi di battaglia d’Occidente: nobili guerrieri o umili soldati a volte esausti e feriti, altre volte ebbri di gloria, carichi di trofei e di ricchi bottini.
Amannamanna li seduceva, si univa a loro e, quando cedevano al sonno, indossava la maschera e li uccideva.
Si dice che, godesse nel vedere il terrore dipingersi nel volto delle vittime prima di essere sgozzati.
Si dice che, trasfigurata, corresse urlando per spaventare i guerrieri addormentati attorno ai loro fuochi. Gli uomini fuggivano in preda al terrore lasciando abbandonate armi, cibo ed ornamenti preziosi.
Si dice che, quando non perpetrava i suoi crimini, Amannamanna passasse il tempo a contemplare l’immenso tesoro che andava accumulando.
Si dice che, ormai impazzita, non togliesse più la maschera.
Si dice anche che mescolasse i suoi escrementi con il tesoro.
Si dice, tanti si dice, tanti tanti…
Si dice anche che, un tepido giorno di primavera, dal maleodorante cumulo spuntò un fiore. Un fiore di loto puro e delicato.
Amannamanna pianse e lacrime calde bagnarono il bel viso occultato dalla maschera.
Si dice che la donna, finalmente pentita, decidesse di togliersi la maschera.
Un’amara sorpresa la colse: il viso un tempo tanto bello, aveva assunto la forma dell”involucro che
per troppo a lungo aveva portato: le atroci fattezze del pauroso Larmo, il diavolo triste.
Si dice che da quel giorno, i pochi ignari viandanti che s’inoltravano nel bosco fuggissero
spaventati dalle laceranti urla di dolore di Amannamanna.
Si dice, si dice. Se è stato detto si può quindi dire…si può…e volendo si potrebbe far seguire il si dice da una conclusione diversa!
Si potrebbe dire che Amannamanna pentita decidesse di levarsi la maschera, ma, avendola portata per troppo tempo, le fattezze della maschera del demone si fossero fissate al volto.
Quando, con indicibile dolore, riuscì a strapparsela, la carne del bel viso si staccò rivelando qualcosa di ancor più orrendo della maschera stessa: un teschio coperto da lembi di carne sanguinolenta…Amannamanna pianse per undici giorni e undici notti per cadere alla fine in un sonno profondo.
Si dice che, nel sonno, fosse stata visitata da un sogno.
ln quel sonno Amannamanna vide se stessa piangere e vide che le lacrime versate formavano un lago.
Le acque lambivano i fianchi del tesoro. Sulla sommità del prezioso cumulo era spuntato un fiore, un fiore di loto puro e delicato.
Al risveglio Amannamanna scoprì che il suo volto aveva conservato la sublime originaria bellezza.
ll tesoro non esisteva più. Armi, sete, ori…tutto svanito.
Un sogno dunque?
Forse…
Accanto a lei lo sguardo vuoto della maschera di Larmo, il diavolo triste, l’osservava con amara ironia.
Si dice che, da allora, Amannamanna usi specchiarsi sull’acqua del lago e che sorrida
contemplando la nuova ritrovata bellezza.
Si dice…si dice…si dice…si dice…si dice…si dice…si dice…

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M° Franco Mescola